venerdì 6 maggio 2011

IL SUCCESSO DELL'OPUS DEI

Come nasce il desiderio di appartenere a un gruppo di potere che aiuti nell'inserimento nel mondo del lavoro o che favorisca gli affari.


Ho ricevuto da molti lettori domande che manifestano curiosità per il grande seguito che, malgrado le denunce, l'Opus Dei è ancora in grado di riscuotere. Qualcuno mi ha chiesto se un tale successo possa essere legato al fatto che in Italia sia tuttora predominante la logica dell'appartenenza a un clan, o a un gruppo di potere. 

Secondo me, questa può essere un'analisi valida, ma parziale. Il successo dell'Opus Dei non è un fenomeno solo italiano e non è generato esclusivamente dall'appartenenza a gruppi di potere. 



Nella Chiesa cattolica, per esempio, si sono diffusi i movimenti ecclesiali (come Comunione e Liberazione, Neocatecumenali, Focolarini, Opus Dei eccetera..) che rappresentano un punto di riferimento per chi è in cerca di certezze personali o sociali, appoggi, sicurezza e solidarietà. La crisi di un proprio sistema valoriale spinge a cercare un'identità personale nei gruppi, siano essi religiosi, pseudo religiosi, settari. Molti degli appartenenti infatti sono in buona fede, sinceramente alla ricerca di valori e ambiti nei quali esprimere volontariato e disponibilità o ricerca spirituale. Il problema nasce quando chi governa questi gruppi ottiene il consenso dei seguaci attraverso vere e proprie tecniche di manipolazione mentale che il più delle volte conducono all'ottenimento di ingenti somme di denaro. Da qui l'immagine di forza, di potere e stabilità che tanto rassicura i vertici vaticani, tanto da aver affidato ad un membro dell'Opus Dei la presidenza dello I.O.R. 

In alcuni casi si tratta di vere e proprie sette, in altri di gruppi che utilizzano metodi similari. E non sempre la distinzione è così facile. 



Un modo tipico di manipolazione mentale, utilizzato da molti culti distruttivi , consiste nel chiedere ai membri di "tornare ad essere bambini". "Gli adulti possono facilmente essere fatti regredire a un'età in cui le facoltà critiche erano minime o inesistenti. Da bambini eravamo totalmente dipendenti dai nostri genitori, che rappresentavano per noi la massima autorità" (Steven Hassan, Mentalmente liberi, Ed. Avverbi, 1999).


L'ascetica dell'Opus Dei, per esempio, è infarcita di queste incitazioni alla fanciullezza interiore e alla dipendenza dai direttori. 

Senz'altro poi il desiderio di appartenere a un gruppo di potere che aiuti nell'inserimento del mondo del lavoro o che favorisca gli affari riguarda alcuni dei membri di questi gruppi, Opus Dei compresa e caratterizza di più il genere maschile rispetto a quello femminile. 

"Sette e movimenti settari esistono tranquillamente anche in Italia, e in tempo di crisi, di pensiero flebile, più che debole, di legami sfilacciati, di precarietà e religione fai-da-te, prosperano. Perché garantiscono la serenità sparita. Perché garantiscono un appoggio, una (malsana) certezza, una spalla a cui appoggiarsi: spesso plagiando adepti." (Da un'intervista pubblicata su Maxim a Lorita Tinelli, psicologa fondatrice del Cesap -Centro Studi Abusi Psicologici- che da anni sta approfondendo il tema delle psicosette e simili). Quindi l'Opus Dei, in sintesi, continua ad avere seguito perché incontra un tessuto sociale pronto a recepirne le "proposte formative" e di spiritualità allargando le file degli appartenenti; inoltre rivolgendo la propria azione apostolica verso personaggi potenti o ricchi, rafforza la propria immagine e favorisce relazioni affaristico - istituzionali.