domenica 2 gennaio 2011

L'Opus Dei e i transfughi

Con lo pseudonimo di Carlo Maria, un ex numerario italiano dell'Opus Dei descrive l'atteggiamento che l'istituzione adotta nei confronti dei suoi "disertori". Nel testo si fa riferimento al numero di membri appartenenti oggi all'Opus Dei, cioè 85mila; si consideri però che questa cifra non è verificabile dal momento che l'elenco dei membri non è pubblico:

L’Opus Dei e gli ex numerari.
Una caratteristica peculiare dell’istituzione di cui stiamo parlando è che sin dai primi tempi essa è stata oggetto di gravi dubbi e prese di distanza, anche dall’interno della Chiesa, con l’accusa di rigidità dottrinale, di limitazioni culturali incomprensibili imposte ai suoi membri, di riduzione della fede cristiana a un insieme di pratiche rituali, di riduzione della carità cristiana a un proselitismo in favore dell’associazione, di sottomissione della donna, di segretezza riguardo agli appartenenti e alle loro attività.
Un’altra caratteristica, forse meno appariscente, è l’imbarazzante emorragia di “numerari” e “numerarie”, ossia di ruoli direttivi che, prima o poi, cessano di farne parte, e il fatto che le critiche più radicali provengano proprio da coloro che ne hanno fatto parte, ma che hanno avuto la grazia di uscirne.
Costoro non fanno che ripetere, in sostanza, “state attenti: noi ne abbiamo avuto conoscenza diretta, e tutto quello che ne viene detto è proprio vero”.
Cerchiamo dunque di esaminare l’atteggiamento dell’istituzione verso le critiche provenienti proprio da quelli che hanno fatto parte dei ruoli direttivi.
Pochi sanno che la “prelatura” è dotata di un servizio interno, strutturato a livello nazionale e centrale, detto “aop”, apostolato dell’opinione pubblica, che a Roma ha anche un ufficio stampa esterno: una sorta di opinion making attentamente codificato (si veda il sito www.opuslibros.org, nella sezione “documenti interni”).
Circa coloro che ne sono usciti, all’interno dell’istituzione vige la consegna del più rigoroso e totale silenzio.
Nei rapporti esterni il servizio aop si preoccupa di sfumare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle criticità evidenziate sia dall’esterno della Chiesa cattolica, sia dagli altri settori della Chiesa, sia soprattutto, dai c.d. “ex”.
L’argomento impiegato è di assoluta semplicità:
a) porre in dubbio la loro attendibilità;
b) evitare di rispondere nel merito delle critiche proposte e ogni tipo di confronto reciproco o pubblico;
c) ripetere slogan pubblicitari per cui si tratterebbe di opinioni isolate, provenienti da chi, dopo essere stato attratto dalla prospettiva di un cristianesimo vigoroso, non avrebbe saputo far fronte, per limitazioni personali, alle necessità di una vocazione così esigente...
Al contrario
a) si tratta delle testimonianze di chi, dopo essere stato attratto con il pretesto della prospettiva di un cristianesimo vigoroso, non si è lasciato sottomettere al copione oltre un certo limite.
b), perché mai eludere un sereno e leale dibattito nel merito delle criticità evidenziate?
c), non si tratta affatto di opinioni isolate: nell’era di internet non è più possibile fingere di ignorare le centinaia di testimonianze circostanziate e concordi in senso negativo provenienti da ex numerari ed ex numerarie di tutto il mondo (basta consultare il sito spagnolo www.opuslibros.org): esse presentano contenuti gravi, precisi e concordanti nell’unica direzione dell’inattendibilità dell’Opus Dei.

Quanto alle prese di distanza degli altri settori della Chiesa cattolica, vi è chi ritiene che possano riferirsi proprio al “cristianesimo secondo Escrivà” le parole con cui il card. Carlo Maria Martini, nel libro Le ali della libertà, Piemme Milano 2009, commenta il passo degli Atti degli Apostoli (At 20,30) in cui san Paolo dice che “persino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé”:
“Per noi oggi – rileva il card. Martini – una dottrina perversa è quella in cui si prendono le cose con superficialità; ma una dottrina ancora più perversa è quella che esagera le esigenze della santità, è quella che impone atti di ascesi e di devozione assurdi, quasi eroici, sulle spalle della povera gente”.
In ogni caso, l’aritmetica sembra proprio dare torto all’Opus Dei: alla morte di Escrivà, nel 1975, i membri dichiarati erano 62mila, ora sono 85mila.
Significa che, nonostante la matrice aggressivamente proselitistica e il serbatoio di adesioni costituito dai figli dei membri sposati, per passare da zero a 62.000 dalla fine degli anni ’30 al 1975 si ha un incremento medio di oltre 1600 “membri” all’anno, mentre per passare da 62.000 a 85.000 dal 1975 a oggi si ha un incremento di 23mila membri, solo 650 in media all’anno.
Poco più di un terzo in media all’anno, con una progressione di “espansione” che non è né geometrica, né anche soltanto aritmetica: un vero fallimento, avrebbe detto Escrivà nel suo stile drammatico.
Si aggiunga che il 90% dei “membri” sono concentrati in Spagna e negli altri Paesi di lingua spagnola (Messico e America del Sud), mentre solo il restante 10% è distribuito per circa metà in Italia (più che altro a Milano, Roma, Napoli e Palermo) e circa metà (con una concentrazione assai inferiore) negli USA, e la presenza è numericamente irrilevante nel resto d’Europa e del mondo, anche occidentale.
Milano, 8.12.10
Carlo Maria