domenica 23 gennaio 2011

Le scuole dell'Opus Dei a Milano - finanziate con i soldi pubblici

Le scuole Faes (famiglia e scuola) nascono a Milano 36 anni fa e come il Leone XIII, il San Carlo, il Gonzaga,  l’istituto dei Salesiani, sono scuole paritarie non statali.  Non essendo neppure “cattoliche”, cioè  governate direttamente o indirettamente dalla Chiesa Cattolica, amano definirsi “laiche”.
Nel gergo, utilizzato dall’istituzione, le scuole Faes sono “lavori personali”, nascono cioè su iniziativa di membri dell’Opus Dei e secondo il volere di Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell’istituzione, sono di “ispirazione” cattolica e omogenee, “educano cioè i bambini secondo i principi delle differenze di genere”.  In altre parole sono frequentate solo da maschi o da femmine, senza momenti di promiscuità. Diffuse nelle principali città italiane, a Milano sono conosciute le scuole Aurora, Monforte e Argonne. Se interpellati sulla scelta dell’ “omogeneità”, i genitori che iscrivono i figli  all’Argonne e che ho potuto interrogare, ritengono che non essendo la socializzazione una priorità della scuola (perché la si può fare anche altrove) ma l’insegnamento (ruolo principale della scuola), è bene che gli insegnanti siano messi nelle condizione di farlo al meglio. E avere davanti a sé una classe omogenea aiuta di certo; “Inoltre aiuta i ragazzi (soprattutto i maschi, ma in parte anche le ragazze), evitando confronti e “distrazioni” che nell’adolescenza sono deleteri”.
È discorde la voce di una ex alunna della scuola Monforte, ora adulta e madre di due figli, che ne critica i principi e lo stile educativo,: “Ma come è possibile separare in modo così netto la sfera logico-razionale (dell’intelligenza razionale) da quella affettivo -relazionale (dell’intelligenza emotiva)?”.
Il sito ufficiale delle scuole milanesi (http://www.faesmilano.it/) propone, sulla homepage, un testimonial singolare per quelli dell’Opera: la signora Marina Salomon, nota imprenditrice che dopo aver avuto un figlio (di nome Brando) da Luciano Benetton , si è sposata civilmente con un divorziato, Marco Benatti, veronese. La stessa dichiara: “Ho scelto le scuole Faes perché ho cercato figure educative di riferimento…la scuola fa fatica ad educare….la situazione attuale della scuola italiana a me pone molte paure sul futuro della società e dell’economia italiana…”.
E mentre la Salomon si affida alle “figure educative di riferimento” della Faes, altri  ricordano così la loro esperienza in quelle scuole: 
“Avevo dieci anni, mio padre era morto da un anno e mia madre si era fissata con l'idea che io avessi bisogno di un punto di riferimento maschile.
 Quando fu il momento di scegliere la scuola media, venne a sapere da alcuni vicini di casa che esisteva questo istituto in cui c'erano i "tutor", come nei college inglesi. Io non avevo nessuna intenzione di mollare i miei amici delle elementari e volevo proseguire con le medie pubbliche del mio quartiere, ma lei mi disse
che in quella scuola c'era il campo da calcio e quindi riuscì a trascinarmi fin là. Ricordo che parlammo con un tipo occhialuto che a un certo punto chiese di restare solo con me e mi fece alcune domande sulle mie aspettative rispetto a quella scuola. Io molto tranquillamente gli dissi: "Sono qui per giocare a calcio". Dopo di che mi respinsero. Mia madre ripete ancora oggi, con molta rabbia, la frase che quell'uomo le disse:  “Abbiamo paura che suo figlio faccia del male ai nostri ragazzi". Lei però ha il sospetto che la ragione fosse un'altra: una casalinga vedova e un bambino piccolo, non eravamo benestanti. Però è più che convinta che quella "bocciatura" sia stata la mia fortuna, e io con lei”
[Gabriele Battaglia, 44 anni, giornalista di PeaceReporter].
Un’altra testimonianza evidenzia la prassi di violazione del segreto naturale, della privacy e forse del sigillo sacramentale, non rara negli ambienti dell’Opera e tante volte denunciata dagli ex membri che hanno lasciato l’istituzione:
“Mi succedeva che se per più di 3 settimane non andavo a confessarmi dal sacerdote dell’Opera presente a scuola, la Tutor veniva a chiamami e mi diceva: "mi ha detto don R. che è un po' che non ti vede, forse sarebbe meglio che passassi da lui" e l’invito era chiaro. Ma com'è possibile –mi chiedevo -  che un sacerdote parli delle mie  confessioni ad un'altra persona?” [ Maria, 41 anni, insegnante].
Ci si chiede come mai nelle scuole Faes, laiche per definizione e che tali si proclamano sul sito ufficiale www.faesmilano.it (“le scuole FAES sono quelle più laiche di tutta Milano”) i ragazzi, attraverso la tutoria, vengono incoraggiati ad incontrare il sacerdote e addirittura a ricorrere alla Confessione sacramentale. E non si era detto che lo scopo principale di queste scuole è quello didattico? Basterebbe una maggiore trasparenza per non deludere tanti alunni e genitori che, basandosi sulla comunicazione ufficiale, pensano di trovare una scuola diversa.

Le scuole Faes, in quanto paritarie, ricevono finanziamenti pubblici: ciò significa che i soldi  dei cittadini vengono utilizzati per sostenere le famiglie che si possono permettere rette scolastiche per i figli dai 3 ai 6 mila euro annui. È questo il sistema “Dote scuola”, ideato dalla Regione Lombardia, che prevede un rimborso per famiglia pari al 25% o 50% della retta scolastica, attraverso la distribuzione di vaucher da spendere per l'acquisto di libri e materiale didattico o per il sostegno ai costi di trasporto e mensa scolastica.
Intervistando comuni cittadini dell’area milanese sull’opportunità di ottenere un beneficio economico attraverso il sistema “Dote scuole” ho constatato che non è assolutamente conosciuta la modalità di funzionamento dello stesso [una modalità, di fatto, elusiva dell’art. 33 Costituzione il quale recita “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”] e cioè il criterio di assegnazione, previsto dalle norme applicative del buono, che tiene conto di parametri reddituali differenti a seconda che la famiglia richiedente abbia figli iscritti alle scuole statali o alle private/paritarie:
  • nel primo caso [scuole statali] le famiglie accedono al buono sulla base del certificato Isee (Indicatore della situazione economica equivalente), una sorta di riccometro, utile per   determinare la condizione economica del nucleo familiare. L’Isee (o l’Ise) è un parametro che viene calcolato tenendo presente la composizione, il reddito e il patrimonio mobiliare ed immobiliare del nucleo familiare. Per ottenere il beneficio il parametro deve essere inferiore a 20.000 euro.
  • nel secondo caso [scuole paritarie] le famiglie accedono al buono sulla base dell’indicatore reddituale che, a differenza del certificato Isee, considera soltanto la composizione e il reddito del nucleo familiare, ma non il patrimonio immobiliare, né quello mobiliare.  I limiti di reddito sono più generosi, cioè per accedere al buono scuola l’indicatore reddituale non deve superare 46.597 euro. Il che significa appunto, traducendo il parametro in reddito reale, che si può accedere al buono anche con un  reddito annuo dichiarato di 200mila euro.
In altre parole, dall’anno 2008/09, dopo la delibera della Giunta regionale  n.  6114 sui “Criteri relativi alla assegnazione della dote istruzione anno scolastico 2008/2009”, gli studenti delle scuole pubbliche sono esclusi per legge dal presente  beneficio economico.
Grazie al documento “Il finanziamento pubblico alla scuola privata in Lombardia” del novembre 2009, elaborato da Luciano Muhlbauer con la collaborazione di Tina d’Amicis, Luigia Pasi, Anna Camposampiero, Ivano De Ponti, Emanuela Donat-Cattin, è possibile risalire alla cifra stanziata per le sole scuole Faes, che ammonta a € 379.300,00
denominazione
INDIRIZZO
GRADO
citta
numero alunni
finanziamento
PRIMARIA FAES ARGONNE
VIA ZANOIA, 1
ELEMENTARE
MILANO
65
68.062,50
PRIMARIA FAES MONFORTE
VIA MELCHIORRE GIOIA,42
ELEMENTARE
MILANO
76
79.537,50
FAES ARGONNE - MILANO
VIA ZANOIA
MEDIA
MILANO
58
60.850,00
FAES MONFORTE - MILANO
VIA ZANOIA
MEDIA
MILANO
66
68.375,00
FAES/MONFORTE
VIA ZANOIA
SUPERIORE
MILANO
43
45.100,00
FAES ARGONNE
VIA M.GIOIA,42
SUPERIORE
MILANO
55
57.375,00





379.300,00

Per l’ anno scolastico 2009/2010, si sta cercando di  ottenere, tramite l’ufficio “Dote scuola” della Regione, gli stessi dati sulle cifre destinate alle singole scuole paritarie; ad oggi la risposta più precisa è stata questa: “Se vuole le singole denominazioni delle scuole, la cosa si fa complicata”. 
Durante una riunione pubblica promossa dalle Acli di Corbetta, comune dell’Ovest milanese, nel mese di novembre 2010, sul tema della Scuola e in particolare della riforma Gelmini, era presente il consigliere regionale Francesco Prina [di area PD] che non ha fatto nessun cenno al sistema discriminatorio della Dote Scuola, anche in considerazione del fatto che lo stesso giorno era stato approvato l’emendamento alla legge di stabilità che stanziava 245 milioni di euro per le scuole private. Ci si aspettava almeno un’adeguata informazione su un tema così attuale che coinvolge le famiglie del territorio.

venerdì 14 gennaio 2011

Testimonianze di chi ha lasciato l'Opus Dei

Alleghiamo di seguito un video che ritrae qualche minuto di una presentazione del libro "Dentro l'Opus Dei"; l'evento si è svolto a Castiglione di Ravenna il 19.02.2010 ed è stato promosso dall'Associazione culturale Umberto Foschi all'interno della rassegna "Castiglione Incontra". Le citazioni di Escrivà che seguono possono aiutare a comprendere lo spirito e lo stile con cui si formano le persone all'interno dell'istituzione.  

"Qualche tempo fa un figlio mio mi ha scritto una lettera dura: piena di superbia. Si vedeva che stava passando un momento brutto" [Josemaria Escrivà de Balaguer]. Con queste parole il fondatore dell'Opera si riferiva ad un ragazzo che dubitava della vocazione, come è successo a molti ex membri dell'Opera.

"Se io non avessi strillato, l'Opera non sarebbe venuta fuori" [Josemaria Escrivà de Balaguer]

"Perchè io ho toccato Dio" [Josemaria Escrivà de Balaguer]

sabato 8 gennaio 2011

Dedicato a tutti i fedeli della prelatura personale

LA LIBERTA' DELLE COSCIENZE NELL'OPUS DEI
[© di Oraculo - http://www.opuslibros.org/]

pubblichiamo uno studio sulla prassi ascetica dell'Opus Dei che evidenzia, a partire dall'articolo 83 §2 degli Statuti [Codex Iuris Particularis Operis Dei], gli abusi praticati dai Direttori a danno di chi si affida alla loro "cura spirituale". E contrari all'elementare rispetto dovuto alle coscienze, proclamato dagli insegnamenti della Chiesa e protetto dalla sua normativa canonica.

Di seguito viene esposto l'indice, i cui contenuti potete trovare cliccando il link del titolo:

1. Il cancro dell’Opus Dei.
2. L’opacità dell’istituzione.
3. Gli abusi nella direzione spirituale: a) La confusione fra governo e direzione spirituale. b) Il governo della direzione spirituale sui sudditi immediati. c) La burocratizzazione istituzionale della direzione spirituale. d) La proibizione esplicita della condivisione dell’intimità. e) Le manifestazioni della coscienza obbligatorie.
4. Il governo come dominio delle coscienze.
5. Una rottura reale della comunione ecclesiale.
6. Il necessario intervento della Santa Sede.
7. Appendice. La traduzione italiana del Decreto Quemadmodum del 17-XII-1890: ASS 23 (1890-1891) 505-508.

Questo il testo dell'art. 83, paragrafi 1 e 2:

83 §1. Per vincere le insidie della triplice concupiscenza, principalmente della superbia, che potrebbe essere alimentata dalla dottrina, dalla condizione sociale e dal lavoro professionale, i fedeli della Prelatura devono praticare con fortezza e tenacia le esigenze dell’ascetica cristiana. Tale ascetica si basa sul continuo e fedele sentimento di umiltà interna ed esterna, non solo individuale, ma anche collettiva; sul candore della naturale semplicità; sul modo di agire nobile e familiare; sull’espressione costante di serena letizia, sul lavoro, sull'abnegazione, sulla sobrietà, sugli atti di sacrificio e sugli esercizi di mortificazione, anche corporale, stabiliti per tutti i giorni e per tutte le settimane, secondo l’età e la condizione di ciascuno. Tutte queste cose devono essere curate come mezzi non solo di purificazione personale, ma anche di vero e solido progresso spirituale, secondo quel ben provato e verificato proverbio: tanto progredirai quanto farai violenza a te stesso. Devono essere curate anche come preparazione necessaria per ogni apostolato da compiere nella società e per il suo perfetto esercizio: compio ciò che manca alla passione di Cristo nella mia carne per il suo corpo, che è la Chiesa (Col. 1, 24).
      §2. Tale ascetica e spirito di penitenza porta con sé anche altre esigenze nella vita dei fedeli della Prelatura, specialmente l’esame di coscienza quotidiano, la direzione spirituale e la pratica settimanale della confessione sacramentale.

domenica 2 gennaio 2011

L'Opus Dei e i transfughi

Con lo pseudonimo di Carlo Maria, un ex numerario italiano dell'Opus Dei descrive l'atteggiamento che l'istituzione adotta nei confronti dei suoi "disertori". Nel testo si fa riferimento al numero di membri appartenenti oggi all'Opus Dei, cioè 85mila; si consideri però che questa cifra non è verificabile dal momento che l'elenco dei membri non è pubblico:

L’Opus Dei e gli ex numerari.
Una caratteristica peculiare dell’istituzione di cui stiamo parlando è che sin dai primi tempi essa è stata oggetto di gravi dubbi e prese di distanza, anche dall’interno della Chiesa, con l’accusa di rigidità dottrinale, di limitazioni culturali incomprensibili imposte ai suoi membri, di riduzione della fede cristiana a un insieme di pratiche rituali, di riduzione della carità cristiana a un proselitismo in favore dell’associazione, di sottomissione della donna, di segretezza riguardo agli appartenenti e alle loro attività.
Un’altra caratteristica, forse meno appariscente, è l’imbarazzante emorragia di “numerari” e “numerarie”, ossia di ruoli direttivi che, prima o poi, cessano di farne parte, e il fatto che le critiche più radicali provengano proprio da coloro che ne hanno fatto parte, ma che hanno avuto la grazia di uscirne.
Costoro non fanno che ripetere, in sostanza, “state attenti: noi ne abbiamo avuto conoscenza diretta, e tutto quello che ne viene detto è proprio vero”.
Cerchiamo dunque di esaminare l’atteggiamento dell’istituzione verso le critiche provenienti proprio da quelli che hanno fatto parte dei ruoli direttivi.
Pochi sanno che la “prelatura” è dotata di un servizio interno, strutturato a livello nazionale e centrale, detto “aop”, apostolato dell’opinione pubblica, che a Roma ha anche un ufficio stampa esterno: una sorta di opinion making attentamente codificato (si veda il sito www.opuslibros.org, nella sezione “documenti interni”).
Circa coloro che ne sono usciti, all’interno dell’istituzione vige la consegna del più rigoroso e totale silenzio.
Nei rapporti esterni il servizio aop si preoccupa di sfumare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle criticità evidenziate sia dall’esterno della Chiesa cattolica, sia dagli altri settori della Chiesa, sia soprattutto, dai c.d. “ex”.
L’argomento impiegato è di assoluta semplicità:
a) porre in dubbio la loro attendibilità;
b) evitare di rispondere nel merito delle critiche proposte e ogni tipo di confronto reciproco o pubblico;
c) ripetere slogan pubblicitari per cui si tratterebbe di opinioni isolate, provenienti da chi, dopo essere stato attratto dalla prospettiva di un cristianesimo vigoroso, non avrebbe saputo far fronte, per limitazioni personali, alle necessità di una vocazione così esigente...
Al contrario
a) si tratta delle testimonianze di chi, dopo essere stato attratto con il pretesto della prospettiva di un cristianesimo vigoroso, non si è lasciato sottomettere al copione oltre un certo limite.
b), perché mai eludere un sereno e leale dibattito nel merito delle criticità evidenziate?
c), non si tratta affatto di opinioni isolate: nell’era di internet non è più possibile fingere di ignorare le centinaia di testimonianze circostanziate e concordi in senso negativo provenienti da ex numerari ed ex numerarie di tutto il mondo (basta consultare il sito spagnolo www.opuslibros.org): esse presentano contenuti gravi, precisi e concordanti nell’unica direzione dell’inattendibilità dell’Opus Dei.

Quanto alle prese di distanza degli altri settori della Chiesa cattolica, vi è chi ritiene che possano riferirsi proprio al “cristianesimo secondo Escrivà” le parole con cui il card. Carlo Maria Martini, nel libro Le ali della libertà, Piemme Milano 2009, commenta il passo degli Atti degli Apostoli (At 20,30) in cui san Paolo dice che “persino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé”:
“Per noi oggi – rileva il card. Martini – una dottrina perversa è quella in cui si prendono le cose con superficialità; ma una dottrina ancora più perversa è quella che esagera le esigenze della santità, è quella che impone atti di ascesi e di devozione assurdi, quasi eroici, sulle spalle della povera gente”.
In ogni caso, l’aritmetica sembra proprio dare torto all’Opus Dei: alla morte di Escrivà, nel 1975, i membri dichiarati erano 62mila, ora sono 85mila.
Significa che, nonostante la matrice aggressivamente proselitistica e il serbatoio di adesioni costituito dai figli dei membri sposati, per passare da zero a 62.000 dalla fine degli anni ’30 al 1975 si ha un incremento medio di oltre 1600 “membri” all’anno, mentre per passare da 62.000 a 85.000 dal 1975 a oggi si ha un incremento di 23mila membri, solo 650 in media all’anno.
Poco più di un terzo in media all’anno, con una progressione di “espansione” che non è né geometrica, né anche soltanto aritmetica: un vero fallimento, avrebbe detto Escrivà nel suo stile drammatico.
Si aggiunga che il 90% dei “membri” sono concentrati in Spagna e negli altri Paesi di lingua spagnola (Messico e America del Sud), mentre solo il restante 10% è distribuito per circa metà in Italia (più che altro a Milano, Roma, Napoli e Palermo) e circa metà (con una concentrazione assai inferiore) negli USA, e la presenza è numericamente irrilevante nel resto d’Europa e del mondo, anche occidentale.
Milano, 8.12.10
Carlo Maria