sabato 25 dicembre 2010

Massoneria operativa

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Al politecnico di Torino, il 18 ottobre scorso, si è svolto un convegno dal titolo "Reforms and Triggers of change" durante il quale la prestigiosa Vision ha presentato una classifica inedita sui migliori atenei italiani. Al quinto posto c'è il Campus Bio-medico cui viene dedicato uno spazio esclusivo per l'intervista al rettore Vincenzo Lorenzelli (nella foto insieme al ministro Gelmini) che dichiara «qui arrivano i migliori e si laureano i migliori».
Il 2 luglio di quest'anno, il M.e.d.i.c, movimento che persegue la difesa internazionale del crocifisso ufficializza la propria nascita nell'ambito di una conferenza stampa a Roma alla presenza del segretario generale Roberto Mezzaroma e di altri ospiti di rilievo come Giulio Andreotti. Tra le altre cose circola sui giornali la "voce" che il M.e.d.i.c sia stato ispirato dall'ex venerabile della loggia massonica P2 Licio Gelli.
Lorenzelli e Mezzaroma sono dell'Opus Dei. Il Campus è addirittura opera corporativa della prelatura [nel mio libro "Dentro l'Opus Dei", edito Chiarelettere, spiego cosa sono le opere corporative a pagina 133]. Ma sui giornali non si fa cenno alcuno dell'appartenenza all'istituzione.
Riservatezza, discrezione, eleganza e secolarità. Ecco perché l'opinione pubblica spesso paragona l'Opus Dei ad una massoneria. E siccome nei tempi più recenti la massoneria ha meno veli di quanti non ne avesse diversi decenni fa, taluni accusano l'Opera di essere addirittura un' associazione segreta soprattutto in riferimento all' assenza di un elenco degli aderenti. A chi le contesta opacità nell'agire economico e sociale del nostro paese, la prelatura risponde che chi è laico non porta segni distintivi. A motivo della laicità l'Opus Dei non "targa" le proprie iniziative.
Da testimonianze raccolte tra ex membri numerari rilevo che l'Opus Dei, in tema di massoneria, formalmente aderisce alla dottrina della Chiesa cattolica che in una nota del 26-11-1983, firmata dall'allora Cardinal Joseph Ratzinger, sancisce: i fedeli che appartengono alla massoneria sono in stato di peccato grave.
D'altra parte il fondatore dell'Opera paragonava l'apostolato dei suoi figli all'azione delle società segrete che nei loro antri formano alcuni uomini-demoni che si danno da fare e sobillano le masse per trascinarle dietro di sé.... [Cammino n. 833]; l'esplicito divieto di Escrivá alla divulgazione delle Costituzioni del 1950 ha tessuto la trama di una leggenda nera, valida anche oggi dato che i nuovi statuti [approvati nel 1982] sono stati faticosamente pubblicati nel 1989 e solo in lingua latina con evidenti difficoltà ad essere consultati dai comuni cittadini. Inoltre negli gli anni in cui ho fatto parte della prelatura non ho mai letto documenti o note di "condanna" alla massoneria e la stessa Marlies Kücking, numeraria a capo dell'assessorato centrale, ricordava spesso un aneddoto: che un giorno un noto massone dell'America centrale era andato a trovare Escrivá che gli domandò "Come mai sei così affezionato all'Opera?", il massone rispose "Perché nell'Opera ho trovato sempre molta comprensione e le porte aperte", allora si racconta che Escrivá lo lodò per non essere un massone fanatico, infatti aiutava l'Opera anche se non era cattolico. Ovviamente il racconto voleva esprimere "l'apertura di vedute" del santo fondatore e l'importanza di farci amici di "tutti" purché capiscano e aiutino l'Opera. Ottenere soldi per l'Opera di Dio era di buono spirito e veniva premiato con un avanzamento di "carriera" nei livelli di governo. Pochi giorni fa il Centro E.L.I.S [opera corporativa della prelatura] ha ricevuto euro 392.000,00 [trecentonovantaduemila] per aver selezionato, per la città di Roma, 544 persone da assumere presso l'Ana, che con l'Atac [azienda di trasporto pubblico locale] è salita alla ribalta della cronaca recente per essere un'azienda in perdita che eroga stipendi d'oro e assume, senza limiti di numero, i parenti dei parenti. Ma, grazie all'Opera di Dio, lo sterco diventa fertilizzante e tutti possono diventare santi.....

martedì 14 dicembre 2010

Montezemolo e Profumo nelle Residenze dell'Opus Dei

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Un po' di tempo fa, in Francia, venne pubblicato l'estratto di un documento confidenziale, distribuito dal direttore, don Antonio Valero, ai membri dello I. E. S. E. (Business school dell'Università di Navarra e opera corporativa dell'Opus Dei), per istruirli sulle linee d'azione strategiche di sviluppo dell'associazione:
- È necessario intervenire nelle associazioni aziendali, negli istituti, nei sindacati...Riteniamo che sia un dovere attuale e necessario al fine di ottenere la direzione di queste istituzioni.
- Dobbiamo fare in modo che i direttori d'azienda in possesso di ottimi requisiti passino attraverso lo I. E. S. E. e ci diventino amici.
- Potranno farsi soci di una sezione del circolo I. E. S. E. tutte le persone che occupano un alto posto di direzione in una impresa commerciale, oppure coloro che...possono influenzare le decisioni del complesso economico-politico-sociale delle imprese commerciali. Il circolo riceverà contributi economici dall'istituto...
Era il 1967.
Il 24 novembre 2010, invece, nell'aula magna della RUI, a Roma, si è svolta l' inaugurazione dell'Anno accademico 2010-2011 durante la quale Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari, ha tenuto la prolusione davanti alla platea degli studenti. Il prossimo 17 dicembre Alessandro Profumo, ex numero uno di Unicredit, inaugura l'Anno accademico della Residenza universitaria Torrescalla di Milano con un discorso sulla meritocrazia.
RUI e Torrescalla sono due noti collegi universitari dell'Opus Dei che, facendo parte del circuito dei collegi legalmente riconosciuti e accreditati presso il Ministero della ricerca, presieduto da Mariastella Gelmini, ricevono finanziamenti pubblici.
Quando ero dell'Opus Dei ricordo che, in particolari circostanze, si invitavano personaggi famosi o potenti per far conoscere l'istituzione e per creare un "gancio apostolico" che consentisse loro di avvicinarsi agli apostolati dell'Opera; li si chiamava come ospiti durante un convegno, una giornata di inaugurazione, una lezione formativa per studenti, un seminario di giornalismo, una semplice ma ben organizzata tertulia. All'inizio degli anni '90, in un tardo pomeriggio di fine luglio, nella meravigliosa aula magna di Casteloromano, centro dell'Opus Dei in Castelgandolfo, partecipai ad un' interessante lezione tenuta dal cardinale Joseph Ratzinger sulla nuova edizione del Catechismo della Chiesa cattolica.
Non è quindi una favola che il cattolicesimo dell'Opus Dei sia un cattolicesimo d'elite, rivolto in primo luogo a coloro che si dicono intellettuali, come recita l'art. 2 degli Statuti; Escrivá de Balaguer, fondatore dell'istituzione, fantasticava su un cattolicesimo che avrebbe nutrito le masse a partire dal vertice sino alla base, in un movimento discendente, dall'alto verso il basso. I membri numerari devono essere laureati e, nella maggior parte dei casi, provengono da famiglie abbienti o della buona borghesia. Non mancano casi di membri provenienti da famiglie nobili.
La caratterizzazione di un proselitismo tra le "classi alte" è un imprinting dello spirito dell'Opus Dei; sono eloquenti questi passi delle Costituzioni che hanno retto il governo dell'istituzione dal 1950 al 1982 [32 anni!], data in cui l'istituzione ha smesso di essere istituto secolare per acquisire la fisionomia giuridica della prelatura personale:

Art. 186 Costituzioni '50: I membri dell'istituto devono provenire dalle persone più selezionate della propria classe sociale.
Art. 202 Costituzioni '50: mezzo preferito di apostolato sono le cariche pubbliche (ruoli direttivi)

Sono significativi anche i riferimenti al "carrierismo" contenuti nei cosiddetti "documenti interni", attualmente vigenti e consultabili solo dalle persone che appartengono all'Opus Dei:
Art. 56 De Spiritu (De spiritu et de piis servandis consuetudinibus, Roma 1990): I fedeli dell'OD non devono escludere imprudentemente incarichi lavorativi che comportano ruoli direttivi -[ nota 22] le nuove vocazioni devono vivere l'urgenza di arrivare dritte a posti direttivi e di influenza.

giovedì 2 dicembre 2010

I soldi pubblici e i collegi dell'Opus Dei

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I soldi dei cittadini vengono utilizzati dal nostro governo, per sostenere attività di formazione spirituale nei centri dell'Opus Dei. Infatti nell'elenco dei collegi universitari legalmente riconosciuti, finanziati dal Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, c'è La Residenza Universitaria delle Peschiere che, come accade per tutte le case dell'Opera, non da indicazioni sul fatto che il collegio è prevalentemente un "Centro dell'Opus Dei"; ossia una casa privata, a tutti gli effetti, nella quale la direzione della Residenza è affidata a membri numerari, che vi abitano e che costituiscono il cosiddetto Consiglio Locale, organo di governo dell'istituzione.
Sul sito della Residenza, il link "Collegio" - "condizioni economiche" riporta la frase "A studenti meritevoli e privi di adeguate disponibilità economiche vengono assegnate ogni anno dalla Fondazione RUI alcune borse di studio per posti agevolati" che di fatto cela la prassi fraudolenta di sostenere economicamente giovani numerari che, non avendo i soldi o il permesso della famiglia di origine per vivere in una casa dell'Opera, riceveranno una borsa di studio a prescinde dall'impegno scolastico o dai meriti del "diritto allo studio"; il comma 25 della L. 191/2009 [finanziaria 2010] prevede che "Al fine di consentire la prosecuzione delle attività dei collegi universitari legalmente riconosciuti per lo svolgimento di attività culturali, per l'anno 2010 e' autorizzata la spesa di 3 milioni di euro".
Sempre sul sito della Residenza nel link "formazione" - "Opus Dei" si legge "L'Opus Dei promuove anche in tutto il mondo numerose attività di carattere sociale, università , scuole, ospedali e molte altre cose. La Residenza delle Peschiere è una di queste", il testo però non precisa che le attività sono pianificate, finanziate e gestite dall'istituzione attraverso società private , enti morali, fondazioni che fanno capo all'Opera stessa.
Desta quindi scalpore la seguente dichiarazione di Escrivá, fondatore dell'Opus Dei: «Se per caso l'Opus Dei avesse fatto politica, anche solo per un secondo, io - in quell'istante sbagliato- me ne sarei andato dall'Opera [...] Non è mai possibile che l'Opus Dei si occupi di attività che non siano immediatamente spirituali e apostoliche, che non potranno avere niente a che vedere con la politica di qualsiasi paese».