venerdì 4 marzo 2011

Roma, le assunzioni facili e l'Opus Dei

Il potere dell’Opus Dei: attraverso la manipolazione dei suoi adepti l’Opus Dei si colloca nei posti chiave del potere da dove capta risorse statali che utilizza per rafforzare se stessa.

È di questi giorni la notizia dell’indagine condotta dalla procura di Roma sulle selezioni affidate dalla municipalizzata Ama (Azienda Municipale Ambientale Spa), a Elis, consorzio dell’Opus Dei, per effettuare le assunzioni-scandalo:  840  nuovi assunti che si sono rivelati  parenti e amici degli amici dell’ad Franco Panzironi. Dal 2006 l’Ama affida a Elis la selezione finale dei candidati inviati dai Centri per l’impiego e che sia un ente  privato a decidere gli assunti in un ente pubblico è di per sé un’ anomalia tanto che  Sergio Bruno, presidente Consel,consorzio Elis, è finito nella lista degli indagati insieme a Luciano Cedrone, Gianfrancesco Regard e Ivano Spadoni. Secondo la Procura, Elis non avrebbe potuto procedere alla selezione del personale perché non sarebbe stata iscritta nell’ albo previsto dalla legge Biagi. In secondo luogo, gli aspiranti dipendenti avrebbero sostenuto solo “colloqui confermativi”, come dimostrerebbero le carte in possesso della procura. Insomma selezioni tutt’altro che scrupolose.

Cosa c’entra l’Opus Dei se il presidente di Elis è indagato? Vi chiederete. “Niente” risponderebbe Giuseppe Corigliano, portavoce della prelatura Opus Dei in Italia, che chiamato a rispondere in situazioni analoghe ha sempre affermato “…la Prelatura non gestisce direttamente nomine, enti, soldi perché ciascun membro dell’Opera è responsabile personalmente delle proprie scelte  di etica professionale. La prelatura si limita ad offrire assistenza pastorale e orientamento dottrinale”.

Di seguito cito solo qualche caso per il quale l’Opus Dei ha fornito la medesima risposta.
  • Vincenzo Lorenzelli, soprannumerario dell’Opera, nel 2005, è stato chiamato dal cardinale Tarcisio Bertone  a ricoprire l’incarico di commissario straordinario di uno degli ospedali pediatrici più importanti del mondo, l’istituto Gaslini di Genova; fu presidente della Fondazione Rui , ente di diretta emanazione dell’Opus Dei che, da Fondazione Banca Carige di cui lo stesso Lorenzelli è stato presidente, ha ricevuto cospicui finanziamenti.
  • Ettore Gotti Tedeschi, soprannumerario dell’Opera e presidente dello Ior, la banca vaticana, da qualche mese è indagato per violazione delle norme antiriciclaggio nella transazione di 23 milioni di euro depositati su un conto del credito Artigiano Spa
  • Fondazione Carige, il cui vice presidente è Pierluigi Vinai, dell’Opus Dei e di area scajolana.Lo stesso che ha fatto entrare nel capitale di Banca Carige lo Ior, che ha acquistato  obbligazioni per un valore di 100 milioni di euro. 
  • Raffaele Calabrò, dell’Opus Dei, senatore Pdl, che ha steso la bozza del disegno di legge sul testamento biologico e il mese scorso ha firmato, insieme a Roberto Formigoni, una lettera aperta per chiedere ai cattolici italiani di sospendere ogni giudizio severo nei confronti di Silvio Berlusconi, indagato dalla procura di Milano per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. Sempre Calabrò è presidente dell’istituto IPE (Istituto per ricerche ed attività educative) di cui fanno parte Collegi universitari dell’Opus Dei, che, per statuto, riceve finanziamenti pubblici e nel cui Cda sono seduti altri membri dell’Opera.
  • Giuseppe Garofano, Giuseppe De Lucia Lumeno,  Gastone Colleoni, uomini dell’Opus Dei, sono soci in banca MB, l’istituto di credito milanese che da più di un anno e mezzo è in amministrazione straordinaria , commissariato cioè da Bankitalia anche per aver dato “sostegno a soggetti con evidenti sintomi di difficoltà”.

L’Opus Dei, negli anni, ha perfezionato il proprio bagaglio argomentativo e l’abilità amministrativa in modo da far ricadere le responsabilità dell’organizzazione sui singoli.
I dirigenti dell’Opus Dei che ufficialmente sostengono di avere come unica mission l’assistenza pastorale, in pratica intervengono nell’attività lavorativa degli adepti attraverso il controllo minuzioso delle loro entrate ed uscite, visionando e approvando i progetti di investimento con le relative richieste di finanziamento, nel caso di attività d’impresa, elaborando il prospetto economico annuale di ciascuno per fornire consigli e orientamenti che servono ad alimentare l’organizzazione e ad evitare di appesantirla dal punto di vista economico.
Per fare un esempio concreto sull’ intervento operativo da parte dei direttori dell’Opus Dei nelle attività professionali dei membri numerari e aggregati che conducono attività d’impresa, cito un passo dai documenti interni (Obra de San Miguel – Desprendimiento en el uso de los bienes materiales) che prescrive quanto segue:

“Durante il colloquio fraterno i fedeli della Prelatura vengono aiutati a vivere con delicatezza la pratica del distacco; se il Consiglio locale lo ritiene opportuno e almeno una volta all’anno i fedeli dell’Opera informano i direttori sui traguardi economici raggiunti e sul preventivo per l’anno seguente, in riferimento alla quota societaria che gli corrisponde. E’ sufficiente produrre una nota informativa breve, chiara e semplice con i commenti utili ad offrire una visione reale e completa della propria situazione economica; i direttori locali inviano una copia della nota alla Commissione regionale con le osservazioni  del caso; quest’ultima formulerà a sua volta indicazioni precise  perché siano trasmesse all’interessato, se è conveniente. La nota presentata dal fedele della prelatura viene poi distrutta”

Attualmente il capo della Commissione regionale dell’Opus Dei in Italia è don Matteo Fabbri. Proviamo a chiedergli quali sono le precise indicazioni che il suo governo ha formulato sui bilanci aziendali dei membri dell’Opera.